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GEO e AI Visibility: come monitorare ChatGPT, Gemini e Claude

Giorgio SannaGiorgio Sanna•Pubblicato il

SEO & GEO Tracking

Monitora brand, keyword e visibilita tra Google e modelli AI

Una dashboard dedicata per seguire query strategiche, citazioni e trend utili al lavoro SEO e GEO.

GEO e AI Visibility: come monitorare ChatGPT, Gemini e Claude


Fino a qualche tempo fa misurare la visibilità organica di un sito era relativamente semplice. Avevamo una keyword, una SERP e una posizione da monitorare. Se il nostro sito era terzo su Google per una determinata ricerca, potevamo controllare quella posizione nel tempo, capire se stavamo crescendo o perdendo terreno e confrontarci con i competitor.


Con l'arrivo di ChatGPT, Gemini, Claude, Perplexity, Google AI Mode e degli altri sistemi generativi, questa logica non è scomparsa, ma non è più sufficiente. Oggi un brand può essere citato da ChatGPT per una determinata domanda e sparire dalla stessa risposta qualche settimana dopo. Può essere molto visibile su Perplexity e quasi assente su Claude o Gemini. Può essere menzionato senza che il proprio sito venga utilizzato come fonte oppure comparire attraverso contenuti pubblicati su piattaforme completamente differenti.


È qui che entra in gioco la GEO, Generative Engine Optimization, e soprattutto nasce un problema che secondo me nei prossimi mesi diventerà sempre più importante: come misuriamo realmente la visibilità di un brand all'interno dei motori generativi?

Dalla SEO alla GEO: cambia il concetto di posizionamento

Nella SEO tradizionale siamo abituati a ragionare attraverso una struttura abbastanza lineare. Un utente effettua una ricerca, Google restituisce una SERP e il nostro sito occupa una determinata posizione. Naturalmente anche la SEO è sempre stata volatile. Gli algoritmi cambiano, entrano nuovi competitor, vengono aggiornati i contenuti e le posizioni salgono e scendono.

Ma il concetto di ranking rimane comprensibile.

Con i sistemi generativi il funzionamento è differente.

L'utente non riceve necessariamente dieci risultati ordinati. Riceve una risposta costruita dal modello, che può utilizzare diverse fonti per elaborarla e che può cambiare anche utilizzando prompt molto simili. Per questo motivo cercare di trasformare semplicemente il vecchio concetto di ranking SEO in un ipotetico "ranking su ChatGPT" rischia di portarci fuori strada. Dobbiamo iniziare a chiederci:

"Quanto spesso compare? Per quali argomenti? Su quali modelli? Attraverso quali fonti? E quanto è stabile questa presenza nel tempo?"

Il 40-60% delle fonti AI può cambiare da un mese all'altro

Uno dei dati che rende particolarmente evidente questo problema riguarda la volatilità delle citazioni. Un'analisi basata sul monitoraggio di 2.500 prompt attraverso ChatGPT e Google AI Mode ha rilevato che tra il 40% e il 60% delle fonti citate può cambiare da un mese all'altro. (Fonte Search Engine Land)


È un dato importante perché cambia completamente il valore di una singola verifica. Immaginiamo di chiedere oggi a ChatGPT:

"Quali sono le migliori piattaforme per fare X?" Il nostro brand compare nella risposta. Facciamo uno screenshot, lo pubblichiamo su LinkedIn e diciamo: "Siamo posizionati su ChatGPT." È sicuramente un segnale positivo ma non è ancora una metrica.


Quello screenshot fotografa quello che è successo in quel momento. Non ci dice se il brand continuerà a comparire, con quale frequenza verrà menzionato o se altri modelli restituiranno lo stesso risultato. In altre parole:

uno screenshot è una fotografia. La GEO dobbiamo iniziare a misurarla con continuità.

La volatilità non significa che fare GEO sia inutile

A questo punto potrebbe nascere spontaneamente un'obiezione. Se le fonti cambiano così frequentemente, che senso ha lavorare sulla GEO? In realtà il problema non è che non possiamo influenzare la visibilità all'interno dei motori generativi. Il problema è pensare di poterla valutare attraverso una singola risposta.


I sistemi AI recuperano e utilizzano informazioni provenienti da un ecosistema estremamente ampio. Aggiornamenti degli indici, nuovi contenuti, modifiche ai sistemi di retrieval, variazioni dei modelli e persino differenze nella formulazione della domanda possono modificare le fonti selezionate.


L'obiettivo quindi non dovrebbe essere conquistare una sorta di "prima posizione permanente su ChatGPT". Dovrebbe essere aumentare progressivamente la probabilità che il nostro brand venga riconosciuto, menzionato e utilizzato come fonte per gli argomenti realmente importanti per il nostro business. E soprattutto misurare questa evoluzione nel tempo.

ChatGPT, Gemini e Perplexity non utilizzano necessariamente le stesse fonti

C'è poi un secondo problema che rende ancora più interessante il monitoraggio della GEO: non esiste un unico ecosistema AI. Meltwater ha analizzato migliaia di prompt e circa 7,3 milioni di citazioni distribuite su otto piattaforme, tra cui ChatGPT, Claude, Copilot, Google AI Mode, Google AI Overviews, Gemini, Perplexity e Grok. (Fonte Meltwater)


I risultati mostrano differenze molto significative. Ad agosto 2026, per esempio, YouTube risultava la fonte individuale più citata complessivamente nel dataset, seguita da Reddit e LinkedIn. Ma osservando i singoli modelli il quadro cambiava completamente. Perplexity mostrava una fortissima presenza di LinkedIn, con oltre 69.000 citazioni nel campione analizzato.

Gemini e Google AI Mode utilizzavano invece moltissimo YouTube.


ChatGPT, all'interno delle principali fonti analizzate dal report, mostrava una presenza maggiore di fonti istituzionali come NIH. Questo significa che parlare genericamente di "visibilità nelle AI" rischia di diventare sempre meno preciso. Un brand potrebbe avere un'ottima presenza su un sistema e una presenza molto più debole su un altro. Ed è per questo che personalmente considero sempre più importante separare il monitoraggio per piattaforma.

La GEO non sostituisce la SEO

Un altro errore che vedo spesso è raccontare la GEO come se fosse destinata a cancellare completamente la SEO. Io non credo sia questo il modo corretto di interpretarla. Le fondamenta rimangono in buona parte le stesse: contenuti utili, struttura tecnica comprensibile, autorevolezza, presenza del brand, dati strutturati quando appropriati, fonti affidabili e informazioni facilmente interpretabili.


Quello che cambia è l'ecosistema nel quale queste informazioni vengono utilizzate. Non stiamo più ottimizzando soltanto una pagina affinché raggiunga una buona posizione in una SERP. Stiamo cercando di costruire una presenza digitale sufficientemente chiara, autorevole e distribuita affinché differenti sistemi possano comprendere chi siamo, cosa facciamo e quando siamo rilevanti per una determinata domanda.


Ed è interessante osservare proprio il peso crescente delle fonti esterne. Nello stesso report Meltwater di agosto, LinkedIn è cresciuto del 24,8% in un solo mese, raggiungendo 100.200 citazioni e diventando la terza fonte individuale più citata nel campione. YouTube è rimasto al primo posto con 212.500 citazioni.


Questo ci ricorda che lavorare sulla GEO non significa semplicemente aggiungere qualche FAQ sul proprio sito.

Significa ragionare sulla presenza digitale complessiva del brand.

Quali metriche dovremmo monitorare nella GEO?

Se non possiamo limitarci alla classica posizione, dobbiamo cambiare anche il modo in cui misuriamo i risultati. Personalmente partirei almeno da alcune metriche fondamentali. La prima è il mention rate, cioè la frequenza con cui il brand viene effettivamente menzionato all'interno delle risposte relative ai prompt che abbiamo deciso di monitorare.


Poi abbiamo le citazioni, che sono un concetto differente dalla semplice menzione. Il modello potrebbe conoscere o nominare il brand senza utilizzare direttamente il nostro sito come fonte. Diventa quindi importante capire:

  1. quali URL vengono citati;
  2. quali fonti esterne contribuiscono alla nostra visibilità;
  3. quali competitor vengono menzionati insieme o al posto nostro;
  4. su quali piattaforme siamo maggiormente presenti;
  5. come cambia questa presenza nel tempo.

Non cercherei quindi un unico numero magico che possa sostituire la posizione SEO. La GEO richiede probabilmente una combinazione di visibility, mention rate, citation rate, share of voice e trend temporali. E soprattutto richiede continuità nella misurazione.

Bisogna partire dai prompt realmente importanti per il business

Anche qui credo sia facile cadere nell'errore di monitorare qualsiasi cosa. Non serve necessariamente inserire centinaia di prompt soltanto per ottenere un dashboard pieno di numeri. Bisogna partire dalle domande che hanno realmente valore per il proprio business.


Se vendo un software CRM, per esempio, potrebbe interessarmi capire cosa succede quando un utente chiede "Qual è il miglior CRM per una piccola azienda?" oppure "Quale CRM posso integrare con WooCommerce?" o ancora "Quali alternative esistono a [competitor]?".


Da lì posso costruire un set di prompt coerente e ripeterlo nel tempo. Ed è proprio la ripetizione a trasformare una semplice verifica in un dato utilizzabile. Anche Meltwater sottolinea come wording del prompt, categoria, localizzazione, momento della rilevazione e specifico sistema di retrieval possano influenzare le fonti utilizzate, motivo per cui una misurazione ripetuta è più utile di una fotografia isolata.

GeoTracking V3: perché ho iniziato a costruire un sistema di monitoraggio GEO

È proprio partendo da questi problemi che negli ultimi mesi ho lavorato allo sviluppo di GeoTracking V3, uno strumento proprietario Webita dedicato al monitoraggio SEO, GEO e AI Visibility.


L'esigenza iniziale era molto semplice. Non volevo limitarmi ad aprire ChatGPT, fare una domanda, controllare se compariva un determinato brand e salvare uno screenshot. Avevo bisogno di poter creare un progetto, definire le query e i prompt importanti, monitorare differenti sistemi e soprattutto mantenere uno storico dei risultati.


Questo permette di iniziare a rispondere a domande molto più interessanti:

  1. Il brand viene citato con maggiore frequenza rispetto al mese scorso?
  2. Su quali argomenti?
  3. Quali competitor compaiono?
  4. Quali fonti vengono utilizzate?
  5. La presenza è stabile oppure dipende da pochi episodi isolati?

È questa, secondo me, la direzione nella quale dovrà evolvere il monitoraggio della visibilità organica. Non sostituire Search Console, Analytics o gli strumenti SEO tradizionali, ma aggiungere un nuovo livello di osservazione dedicato alla ricerca generativa.

La GEO è un processo, non uno screenshot

Siamo ancora in una fase molto giovane. ChatGPT, Gemini, Perplexity, Google AI Mode e gli altri sistemi continueranno a cambiare rapidamente. Cambieranno i modelli, cambieranno i sistemi di retrieval, cambieranno le fonti utilizzate e probabilmente cambieranno anche le metriche con cui impareremo a misurare questo ecosistema. Ma una cosa mi sembra già abbastanza evidente.

Essere citati una volta non significa essere visibili stabilmente.


La SEO continua a costruire contenuti, autorevolezza e una presenza digitale comprensibile. La GEO amplia il campo e ci costringe a osservare come quella presenza viene interpretata, recuperata e utilizzata dai sistemi generativi. Non credo quindi che siamo davanti alla fine della SEO. Credo piuttosto che stiamo aggiungendo un nuovo livello alla ricerca organica.

E, come sempre, prima di ottimizzare qualcosa dobbiamo imparare a comprenderla e trovare il modo di misurarla bene.

Domande frequenti

Che cos'è la GEO (Generative Engine Optimization)?

La GEO, Generative Engine Optimization, comprende le attività finalizzate a migliorare la visibilità di un brand, sito o contenuto all'interno delle risposte generate da sistemi AI come ChatGPT, Gemini, Perplexity e Google AI Mode. A differenza della SEO tradizionale, non si concentra soltanto sul ranking nelle SERP, ma anche su menzioni, citazioni, fonti utilizzate e presenza del brand nelle risposte generate dall'intelligenza artificiale.

Qual è la differenza tra SEO e GEO?

La SEO punta principalmente a migliorare il posizionamento di pagine e contenuti nei risultati dei motori di ricerca. La GEO analizza invece come un brand viene interpretato, menzionato e citato dai motori generativi. Le due discipline non si sostituiscono: una buona strategia GEO parte spesso dalle stesse fondamenta della SEO, ampliandole alla ricerca basata sull'AI.

Come si misura la visibilità di un brand su ChatGPT?

Non basta effettuare una singola ricerca e verificare se il brand compare. È più utile definire un insieme di prompt rilevanti per il proprio mercato e monitorarli nel tempo, osservando metriche come mention rate, citazioni, fonti utilizzate, presenza dei competitor e variazioni tra diversi modelli AI. In questo modo una singola risposta diventa parte di un trend misurabile.

Perché le citazioni di ChatGPT e degli altri motori AI cambiano nel tempo?

Le risposte dei sistemi generativi possono cambiare in base al modello utilizzato, ai sistemi di retrieval, alle fonti disponibili e aggiornate e alla formulazione del prompt. Un'analisi basata su 2.500 prompt ha rilevato che tra il 40% e il 60% delle fonti citate può cambiare da un mese all'altro. Per questo una singola citazione non equivale a un posizionamento stabile.

Come posso monitorare citazioni e AI Visibility su ChatGPT, Gemini e Perplexity?

È possibile effettuare controlli manuali, ma per ottenere dati realmente confrontabili è preferibile utilizzare un sistema che ripeta nel tempo un insieme definito di query e prompt. Con GeoTracking V3 ho sviluppato proprio questo approccio: monitorare la presenza del brand, le citazioni e la visibilità sui diversi motori AI mantenendo uno storico che permetta di analizzarne l'evoluzione.